Storia

Questa vigna è la storia di due grandi amici. Uno di Saint-Pierre e uno di Saint-Vincent. Due santi. No, non Ennio e Luigi, bensì i loro rispettivi comuni di residenza.

Le loro esistenze si intersecano da quando sono ragazzini, la distanza a tratti li ha allontanati poi la pensione di colpo li ha riavvicinati. Luigi si è trasferito a Sarre, comune limitrofo di Saint-Pierre e quella vignetta che sembrava essere solo la logica evoluzione della passione per l’orto del Dottor Eugenio Di Francesco detto Ennio è diventata una vera piccola vigna. Un ettaro sottratto ad un destino incolto.

Per sottrarlo, i più giovani della famiglia Di Francesco (Nicola e Stefano) si sono armati di machete, motosega, picco e pala. Entrare in quella giungla è stato difficile, renderla coltivabile ancor di più. Anche se quei muri in pietra a secco fatti a regola d’arte testimoniano* che quelle pendenze erano già state addolcite per farci crescere proprio la nobile pianta della vite.

Piantare le prime barbatelle è stata un’esperienza importante soprattutto per la famiglia Gasperi, perché Luigino e il figlio Jean l’unica cosa che avevano piantato fino ad allora era il rosmarino in vaso sul balcone. Comunque a suon di bestemmie e di tanta passione siamo riusciti a partire, ad iniziare l’avventura nel mondo della viticoltura. Abbiamo ascoltato tutti quelli che ne sapevano più di noi, abbiamo sbagliato quasi tutto, anche ad ascoltare troppo gli altri ma alla fine siamo riusciti a correggere il tiro.

Ognuno si è specializzato ed ha indagato, studiato, provato e i miglioramenti non hanno tardato ad arrivare. Così come i complimenti degli amici scettici che non ritenevano possibile che un gruppo di strani impiegati potesse iniziare una simile avventura. Mentre qualcuno studiava la pianta, qualcun altro studiava il vino e qualcuno pensava all’aspetto commerciale. E Ennio continuava a comprare piccoli pezzi di terreno sui quali poi andava a piantare le barbatelle. Essendo un ligure trapiantato le avrebbe volute piantare ovunque mentre Luigi cercava di farlo ragionare.

Così sono nate le ormai celebri “discordie”, pezzi di terreno che Ennio voleva a tutti costi sfruttare mentre il Luigino invano si opponeva. Si era iniziato a dare i nomi ai terreni in onore della proprietaria nonché vera titolare dell’Azienda Di Francesco – Gasperi Vino & Spiriti, Wilma, la moglie di Ennio. Le prime tre vigne infatti sono Wilma 1, Wilma 2 e Wilma 3. Poi c’è stato il Green per via della cura con cui Gasperi senior e junior l’avevano tirato a lucido. Poi Wilma 4 e la prima Discordia. La Terra di Mezzo, immensa e bellissima per piantare la quale furono convocati amici che ancora ci odiano.

La Pendente e la Bandiera, una perché pende e una perché ha una bandiera dell’Italia che sventola in mezzo. Poi è stato il turno dei Fagiolini, estremo esempio di ottimizzazione degli spazi. Andando verso nord sono nate la Laocoontica, il Passaggio, il Passaggio con Discordia, la Striscia di Gaza, la Spianata delle Moschee, l’Archetto*, re e simbolo della nostra vigna, il Santo Sepolcro pezzo di terra isolato e scavato nella roccia.

Scendendo alla scoperta di ulteriori pezzi di terreno acquistati dal dottore sono nati angoli di vigna soleggiati, simili a smeraldi incastonati nella roccia. Tubi per via di strane vecchie tubature, Tara, citazione di Via col Vento, Piscina, un rettangolo di pietra a vista lungo come un’olimpionica, Coppi e Bartali, un inno ai re della salita coronato dal ritrovamento di una piccola bicicletta sepolta nella terra.

Le più estreme sono Livingstone per accedere alla quale ci si deve calare con una corda fissa e Eschilo e Sofocle per via della tragedia scatenata dalla decisione di farle a pergolato. Poi c’è Jean-Mannaggia, premio a chi ebbe l’idea di fare una vigna lì e a chi poi materialmente la fece erigendo uno straordinario muro di contenimento a suon di mannaggia.

Fantasia e ironia a parte si fa anche sul serio, qualche dettaglio tecnico:

  • Un ettaro e mezzo di vigneto coltivato rigorosamente a mano sui terrazzamenti di Saint-Pierre che dominano il Priorato (esposizione sud –ovest, coltivazione a guyot);
  • Produciamo:
    – 2.500 bottiglie di Petite Arvine
    – 1.500 bottiglie di Fumin (in purezza)
    – 500 bottiglie di Planchettes (uvaggio Pinot Noir 90%, Fumin 10%)
  • I nostri vini rispecchiano rigorosamente la stagione climatica senza particolari interventi in cantina.